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Informazioni sulle tradizioni e sulle usanze del Salento: la pizzica, la Danza delle spade, le luminarie, la cupeta, le fiere e le sagre ecc...

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PIZZICA, GRIKO, DANZA DELLE SPADE: TRADIZIONI DEL SALENTO

Nel complesso delle tradizioni popolari, ricche di espressioni e di varietà di forme, risalta un insieme di devozione cristiana e di mitologia pagana. Feste religiose, sagre popolari, fantasie su esorcismi, su malocchi e su superstizioni, leggende e pregiudizi, si mescolano divenendo, però, facilmente dimenticabili a causa della vita moderna. Il culto dei Santi e della Vergine riveste un posto primordiale per l'attività religiosa di questo popolo che celebra in loro onore la maggior parte delle feste, seguendo un programma che è uguale per tutte. Il primo giorno, cioè durante la vigilia, si manifesta maggiormente il carattere religioso attraverso la processione, la messa di ringraziamento. Il giorno successivo si svolgono le manifestazioni civili con l'esecuzione di brani di musica classica da parte della banda, la vendita di oggetti vari, di dolciumi tipici del posto, e delle noccioline, lo scoppio dei fuochi d'artificio e il lancio dei palloni aerostatici. Soprattutto la sera e la notte per le strade dei paesi interessati alla festa si accendono le cosiddette parature, cioè le luminarie montate sulle facciate dei palazzi raffiguranti soggetti generici tipo castelli, geroglifici, le quali esaltano la bellezza della festa nonostante la povertà dei materiali utilizzati, infatti sono delle lampadine multicolori sistemate fittamente su un legno. In occasione delle feste ricompaiono dolci e pietanze speciali tra i quali la cupeta, detta anche croccante, a base di miele e mandorle, che in passato era a forma di cuore in quanto era il fidanzato che la offriva alla sua futura sposa. Tra le pietanze è da ricordare la parmigiana di melanzane preparata soprattutto in occasione della festa di Sant'Oronzo di Lecce, i ciceri e tria cioè una minestra fatta di pappardelle preparate in casa, cucinate insieme ai ceci con l'aggiunta di una manciata di pasta fritta che simboleggia i trucioli di legno: infatti S. Giuseppe è il patrono dei falegnami.

In coincidenza delle feste patronali o di ricorrenze stagionali si svolgono le cosiddette fiere, cioè mercati che prima erano legati all'economia e all'agricoltura quindi erano occasione per la vendita di prodotti di ogni genere e di bestiame. Un'occasione per trascorrere il tempo libero è rappresentata dalle sagre, che originariamente avevano un carattere prettamente religioso, ma che oggi rappresentato un momento di svago e di divertimento per tutti e un pretesto per il consumo gastronomico dei prodotti tipici locali (pane, frise, angurie, melanzane, peperoni, vino…). Molte delle feste patronali vengono spostate nel periodo estivo per permettere agli emigrati di potervi partecipare tornando nei loro paesi d'origine durante le vacanze.

A Novoli, il 17 gennaio, viene festeggiato S. Antonio abate, protettore del paese, degli animali e del fuoco, con l'accensione di un grande falò, detti focaia, con cui si rinnova il rito del fuoco propiziatorio e purificatorio. Quando finisce il carnevale i salentini hanno l'usanza di esporre sui balconi delle proprie abitazioni, la cosiddetta quaremma, cioè un fantoccio che raffigura una vecchia brutta e magra, vestita di nero, con il fuso e la conocchia in una mano e sette penne di gallina nell'altra (pari a quante sono le domeniche che vanno dalla Quaresima alla Pasqua) trafitte in un'arancia. Rappresenta la Parca di nome Cleto che, secondo la mitologia, filava il destino degli uomini. Il giorno di Pasqua la quaremma viene distrutta cospargendola di liquido infiammabile e mettendo dei petardi nel di dietro facendola incendiare. Si disintegra provocando l'allegria di tutti.

Con l'avvento dei "Sepolcri" inizia la celebrazione della Settimana Santa. A Maglie in occasione della processione del Venerdì Santo sfilano per le vie statue di cartapesta portate in spalla dai fedeli ed accompagnate dal suono della banda che esegue brani lugubri. A tale processione si collega la fiera dell'Addolorata, che si svolge il venerdì precedente la Domenica delle Palme, in cui si espongono oggetti caratteristici quali i campanelli, fischietti di varia forma e colore, le "trombe te le fiche" cioè trombe dei fichi di terracotta rustica; le "trozzule" o "trenule" cioè raganelle costruite da un pezzo di legno su cui è montata una ruota che si poggia su una linguetta di legno mobile che ad ogni movimento produce un suono gracchiante simile a quello di una rana, che servivano ad annunziare le funzioni religiose del Venerdì Santo, quando le campane erano mute a causa di prescrizioni liturgiche.

Un appuntamento molto importante per gli abitanti di Gallipoli e non solo, è rappresentato dalla processione del Cristo Morto e dell'Addolorata, eseguite dalle rispettive confraternite. La prima attraversa il paese con la statua del Cristo deposto in un'urna di oro zecchino preceduta dai confratelli incappucciati e con una corona di rovi sul capo; e la seconda con i propri confratelli e la statua dell'Addolorata. La processione inizia a mezzogiorno e prosegue fino a notte inoltrata, snodandosi per le stradine del centro storico, accompagnata dal rullo dei tamburi e dal suono di una tromba. Quando rientrano le due processioni del Crocefisso e degli Angeli, esce quella della chiesa della Purità con i penitenti, cioè persone incappucciate e scalze che sfilano portando sulle spalle o una croce di legno o pietre appese al collo dette "pisare" eliminando colpe e peccati flagellandosi con una frusta.

A Martignano si propone la "Passione" o "Santu Lazzaru" in greco, accompagnata dal suono della fisarmonica e da quello dell'organetto e i cantastorie portano sulle spalle un ramo d'olivo ornato di nastrini onorari che simboleggiano i raggi del sole. Molte usanze salentine sono in un certo senso collegate alla festa di San Giovanni (il 24 giugno)originariamente intesa come il capo d'anno. La notte della vigilia, in campagna si accendono falò attorno ai quali si canta, si balla e si mangia prevedendo l'esito del racconto; il fuoco ha la funzione di purificare e di scacciare i demoni e le streghe.

A Torre Paduli (Ruffano) la notte di ferragosto i pescatori danzano sotto le stelle mimando delle antiche lotte seguendo il ritmo dei tamburelli, denominata danza delle spade. Antiche origini ha il tarantismo che si rifà a riti pagani della Magna Grecia, che vede come suo paese natale Galatina. La Pizzica (o tarantismo) era collegato esclusivamente al morso della tarantola, che provocava nell'individuo che veniva colpito una crisi isterica placata con delle terapie insolite, attraverso la musica pregando San Paolo e bevendo l'acqua miracolosa di un pozzo esistente nella cappella a lui dedicata, vicino la piazza del paese, le tarantate si liberavano non dal veleno, ma da tutti i loro conflitti interni. Fino a qualche decennio fa, il 29 giugno, festa di S. Paolo protettore di Galatina e delle tarantate, quest'ultime si esibivano in danze sfrenate, ma attualmente siìono rimasti in pochissimi ad esibirsi.

Dal punto di vista linguistico il Salento ha una certa autonomia rispetto al resto della regione, causata dalle componenti etniche delle popolazioni che, durante le molteplici dominazioni, si sono amalgamate. La principale caratteristica del dialetto salentino si evince dalla pronuncia delle vocali finali ed il vocalismo si avvicina molto a quello siciliano. Una situazione diversa presenta la cosiddetta Grecìa salentina, sita tra Otranto e Lecce comprendente nove comuni (Calmiera, Coriglaino d'Otranto, Castrignano dei Greci, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino) dove gli abitanti oltre a parlare il dialetto salentino, ne parlano anche uno greco detto anche "griko".

 
 
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