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Nel 1845 fu ultimato e consacrato il Cimitero comunale. La piazza quadrata antistante la chiesa dei SS Niccolò e Cataldo "cinta per tre lati da muri decorativi da vani arcati (...) resterà a disposizione del Comune, onde assegnare il vano e terreno compreso in ciascuno dei detti archi alla tumulazione in appositi sarcofaghi ed ipogei delle spoglie mortali di que' cittadini che hanno bene meritato (...)". Percorrendo il lungo viale dei cipressi che collega la piazza antistante la chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo ai propilei d'ingresso al Cimitero, si rimane colpiti da un' apparente anomalia: lo stradone non converge infatti sulla piazza circolare dominata dall'obelisco ferdinandeo che segna l'inizio della strada dei campi, ma il punto di arrivo è il campanile della chiesa teatina di S. Irene (ex patrona della città). Sulla sinistra della chiesa di SS. Niccolò e Cataldo si apre l'accesso al "Giardino funebre" che nel 1897 contava 600 tombe: di queste, più della metà è composta da mausolei e cappelle fuori terra, mentre il restante numero è costituito dalle "tombe familiari messe quasi a livello del suolo". Il "giardino funebre" si estende su un'area rettangolare , solcata da una maglia irregolare di viali e sentieri tortuosi tra tombe che, soprattutto nell'area più antica e più prossima all'ingresso, sembrano esser state disposte senza ordine, quasi addossate le une alle altre su un tracciato che ricorda un giardino "informale". Numerosi alberi di cipressi, eucalipti, oleandri, palme, abeti, vari arbusti connotano come un fresco giardino questa parte del cimitero, ricca di vedute inaspettate e improvvisi scorci in una profusione di monumenti e sepolcri. Stili neogotici e neocromatico sono stati scelti per la "severità dello stile", ma spesso corredati di colonne tortili, archi acuti, pinnacoli, guglie, rosoni traforati e sculture. Talvolta il Medioevo si affaccia solo in alcuni particolari. Vi sono capitelli che ricordano la facciata della chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo. Frequenti sono anche gli esempi delle cappelle neoegizie. Figure, quali la piramide, l'obelisco e la mastaba, hanno conservato nel tempo i propri caratteri originari senza grossi cambiamenti. In alcune cappelle notiamo l'uso di colore sulle facciate, come avviene negli stessi anni nel campo dell'architettura civile, secondo accostamenti cromatici caldi ed irreali. Il marmo, materiale diffuso nell'arte cimiteriale, localmente non ebbe molto successo, fatta eccezione per alcune statue e talvolta per il rivestimento di scale. Statue e bassorilievi sono eseguiti in pietra leccese o terracotta. Frequenti sono le vetrate policromate.
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