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La costruzione, iniziata il 1759 su disegni del gesuita Giovanni De Rosis, continuata nel 1581 ed ultimata nell'ultimo decennio del secolo, fu residenza fino al 1767 della comunità gesuita, fondata nel 1574 da S. Bernardino Realino. Soppressi il 1767 i Gesuiti, nel palazzo fu alloggiato un colleggio-convitto, che fu uno dei nove esistenti nel regno ed assunse il titolo di Università degli Studi. Chiuso il convitto (1777), il palazzo, alienato ai Benedettini di Montescaglios, che occuparono il piano superiore, godette un effimero prestigio perchè negli anni 1790/01 ebbe annesse le cattedre di medicina e di giurisprudenza. Fu il 1797 l'anno in cui il palazzo fu elevato al grado di università. Soppressi i Benedettini (1807) e trasferito il collegio nell'ex abbazia dei SS. Niccolò e S. Cataldo, il re Giuseppe Bonaparte dispose che nel palazzo fossero concentrati tutti gli uffici giudiziari. Dal 1866 al 1868 il palazzo fu trasformato tanto all'interno come all'esterno. A quegli anni risale l'attuale prospetto neoclassico che fu addossato all'antico.
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