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Quattro secoli ed una lunghissima, mortificante, indifferenza di amministratori e di privati possessori hanno fatto di questa casa palazzata un desolato cimitero del Cinquecento. Sfregiato da interventi grossolani, che hanno deturpato le linee del volto di questo artistico edificio, il prospetto non ha, tuttavia, perduto la grazia della sua architettura, pur se l'attuale scala, che ha sostituito l'altra che si apriva sul lato destro dell'atrio, ha compromesso l'originario equilibrio del cortile ed ha sfigurato una finestra centinata. Ideata ancora come una casa fortificata, ma anche come la residenza di un vivere più urbano e civile e sempre meno guerresco e feudale, questa bella e oltraggiata dimora allunga sul vico dei Vernazza un'ala percorsa da archetti. Merlato come una residenza feudale, il palazzo è incoronato da una leggiadra teoria di archetti che, simile a quella che accarezza i muri del palazzo Castromediano, del campanile delle Benedettine e della suburbana villa Frisari, s' inconchiglia di valve.
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