 Sito immediatamente al di fuori del perimetro della città romana, in piazza S. Oronzo, si scorgono i resti dell'Anfiteatro Romano, recinti da una balaustra in pietra. L'accesso è possibile attraverso la scala nella piazzetta antistante l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Entrando, immediatamente si nota una stele in pietra di Trani con aquile e fregi in bronzo, innalzata a ricordo di Quinto Ennio che una sicura tradizione lo vuole nato nella vicina città distrutta - Rudiae. Individuato nel 1901 dal prof. Cosimo De Giorgi, fu riportato alla luce nel 1938. La data della sua costruzione, dai più, è collocata nella prima metà del II secolo d.C., fu poi soffocato per far spazio ad altri edifici. Si stima che potesse contenere circa 20.000 spettatori e la parte ancora sepolta si estende fin sotto la chiesa di Santa Maria della Grazia. L'opera è in gran parte costruita nella roccia per meglio regolare l'accesso agli spalti e per un risparmio di materiali. Attorno all'arena gira il podium, cioè le prime file di gradini riservati a dignitari. Dietro al podio s'innalzano le gradinate, che scendono con forte pendenza verso l'arena. Vi sono delle scale di accesso a raggi, che conducono alla cavea e che erano chiamate "cunei". Il maenienum era la summa cavea che racchiudeva colonne di cipollino d'Africa, statue e molte iscrizioni. Le gradinate erano protette da un ampio velarium che riparava gli spettatori dalla pioggia e dal sole. Durante le invasioni barbariche si perse traccia dell'anfiteatro. I diametri della cavea sono m.102 e di m. 83 e 40, e quelli dell'arena m. 53 e 40 e m. 34 e 60. Il colossale edificio è costruito in pietra leccese ed aveva rivestimenti di marmo bianco e colorato, impreziosito da oro. Le statue rinvenute sono state portate in custodia presso il Museo "S. Castromediano". Importanti quella di Amazzone ferita e la testa di un Efebo.
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