 Nel cuore del centro storico si trova la Basilica di Santa Croce, capolavoro del barocco leccese. La sua maestosa facciata, con tre porte d'ingresso, nella parte superiore racchiude lo splendido rosone, considerato dalla tradizione l' Occhio di Dio. I lavori, iniziati nel 1548, furono conclusi nella prima metà del secolo successivo. La progettazione fu affidata inizialmente all'architetto leccese Gabriele Riccardi. Poi si susseguirono nell'ordine Francesco Antonio, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna. La facciata si divide in tre sezioni: la prima comprende gradinata e balaustra; la seconda, il cornicione; la terza, il festigio. L'ordine inferiore della facciata è coronato da trabeazione a profili classici con fregio adorno da bassorilievi di varia composizioni, con leoni, figure umane, vasi, girali di fogliame, frutta e puttini, ed è diviso in cinque parti da colonne e capitelli corinzi figurati. Nel primo ordine, completato nel 1582 dal Riccardi, si apre il portale maggiore rettangolare, che presenta due coppie di colonne corinzie ed è sormontato dagli stemmi di Filippo III di Spagna, di Maria d'Enghien e di Gualtiero VI di Brienne duca di Atene. Sulle due porte laterali sono presenti gli stemmi dell'ordine dei Celestini e di S. Croce. Subito dopo la trabeazione, corre una serie di cariatidi zoomorfe e antropomorfe, che sorreggono una sontuosa balaustra, ornata di tredici putti abbracciati ai simboli del potere temporale e spirituale. Tale balaustra divide per l'intera larghezza i due ordini della facciata. Il secondo ordine comprende il grande finestrone circolare scolpito con rose e teste serafiche, chiuso in una riquadratura architettonica fiancheggiata da colonne e dalle statue di S. Benedetto e S. Pietro Celestino egregiamente scolpite da Cesare Penna. Sopra il finestrone, e sotto la cuspide, si ammira una larga fascia arabesca con lettere frastagliate da decorazioni, festoni e rabeschi. La pianta della Basilica è a croce latina a tre navate con la centrale ad archi che poggiano su sedici colonne con capitelli. Nel transetto si innalza la cupola, eretta nel 1590 ad opera di D. Francesco da Rocca minore. In fondo alla Chiesa si ammira la prorompente abside. Il soffitto della navata centrale è in legno intagliato a cassettoni su cui primeggia la tela di Giovanni Grassi, la Trinità. Le navate laterali hanno volte a crociera attraversate, al centro, da un costolone sporgente. Tra gli altari delle navate laterali, degno di rilievo è l'altare di San Francesco di Paola, impreziosito da bassorilievi raffiguranti la vita del Santo. Ai fianchi dell'altare maggiore vi sono due tombe con iscrizioni che ricordano una l'abate Mauro Leopardi di Mesagne; l'altra la famiglia genovese Adorni. Abbandonata nel 1807 dai padri Celestini, Maestro Francesco Rizzo nel 1828 la ridusse in scuderia. Fu nel 1833 che la monumentale Chiesa fu dal governo affidata all'Arciconfraternita della SS Trinità dei pellegrini. Nel 1906 fu dichiarata monumento nazionale e Basilica Minore del Consiglio delle Belle Arti. Oggi la si può ammirare in tutto il suo splendore dopo un recente restauro.
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