 La chiesa si affaccia su piazza Vittorio Emanuele II ed è un altro interessante esempio del barocco leccese. Venne ricostruita sull'area di un'antica chiesa quattrocentesca. L'undici maggio 1687 il Vescovo Pignatelli benedì la prima pietra della chiesa opera dell'architetto Giuseppe Cino. Il prospetto è diviso in due ordini e trova la sua massima sporgenza nella gradinata d'accesso al ricco portale centrale. Il primo ordine è scandito da colonne e paraste con capitelli corinzi e presenta il ricco portale racchiuso lateralmente da due nicche vuote arricchite dai medaglioni sottostanti. Il secondo ordine è caratterizzato da un finestrone centrale e da due nicchie vuote laterali e riccamente fregiate. Il progetto è stato attribuito a Giusepe Cino, ma è probabile che sia stato solo l'esecutore dell'originario lavoro di Giovanni Andrea Larducci, architetto di Salò . All'interno la navata unica ottagonale è arricchita da sei cappelle laterali, i cui altari sono riccamente scolpiti e adornati da statue lignee policrome, che furono realizzate a Napoli nell'ultimo decennio del Seicento. Gli altari sono probabile opera di Giuseppe Cino e della sua scuola e le sei cappelle, tre per lato, sono affiancate da paraste corinzie. Sopra gli archi delle cappelle si notano le grate attraverso cui le monache potevano ascoltare la messa. Gli altari sono quello di S. Chiara (altare Maggiore), S. Francesco d'Assisi (secondo altare a destra), S. Antonio da Padova (terzo altare a destra), S. Pietro d' Alcantara (terzo altare a sinistra), S. Francesco Saverio (primo altare a destra) e S. Gaetano Thiene (primo altare a sinistra).Nel piano superiore si alternano finestre e nicchie di statue. Vanno anche ricordate le statue lapidee raffiguranti sante collocate nel secondo ordine della navata. Le Clarisse rimasero in questa chiesa fino al 1866, allorquando, soppresso il monastero, furono accolte dalle benedettine nel Convento di San Giovanni Evangelista.
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