 Sita in Corso Vittorio Emanuele, esattamente di fronte a Piazza S. Oronzo, la Chiesa di S. Irene o dei Teatini è il più splendido esempio dell'architettura leccese, realizzato nel 1591 su disegno del teatino Francesco Grimaldi. La gentilissima Elena Staiano accolse i Teatini nella propria sontuosa abitazione. Per gli uffici e per le preghiere dei padri donò loro la Chiesa dell'Assunzione della Vergine, volgarmente detta la Chiesa Nuova. La sontuosità e l'estrema cura sono dovute al fatto che S. Irene era venerata come la patrona della città prima che la devozione passasse a S. Oronzo nel 1565. Sul prospetto della Chiesa, diviso in due ordini, balza evidente lo stemma della città posto in posizione centrale. La facciata manierista di tipo romano del '500, presenta uno sviluppo in senso verticale e un grande portale sormontato da una nicchia contenente la statua di Sant'Irene, scolpita nel 1717 da Mauro Manieri. L'ordine inferiore è diviso in cinque spazi contenenti nicchie vuote; quello superiore, tripartito, è completato da un frontespizio triangolare, intervallato dai prolungamenti dei pilastri che si estendono verticalmente su tutta la facciata e sui quali vi sono piccoli candelabri. L'interno, a croce latina, appare semplice e austero con un'unica navata che accoglie due serie di tre profonde cappelle per lato comunicanti fra loro tramite gli altari. Nella prima cappella a destra da ammirare lo splendido altare settecentesco dedicato a S. Carlo Borromeo riccamente fregiato e munito di una coppia di colonne tortili per lato con al centro la tela raffigurante il santo; il secondo altare, sempre sulla destra, è invece, dedicato all'Arcangelo Michele e presenta la tela del santo, ai lati del quale, incastonate tra le colonne corinzie, vi sono le rappresentazioni degli evangelisti; il terzo altare, settecentesco, è dedicato alle Anime del Purgatorio. Sul lato sinistro il primo altare, anche settecentesco, è quello dell'Arcangelo Custode; segue il grandioso altare di S. Gaetano da Tiene, che racchiude la meravigliosa tela raffigurante il fondatore dei Teatini; il terzo altare è quello di S. Andrea Avellino in forme rococò. L'altare maggiore, dedicato alla Croce, fu ricostruito nel 1753; gli fa da sfondo, nel coro, il capolavoro di Oronzo Tiso: il Trasporto dell'Arca Santa. Nel transetto sinistro troviamo, subito dopo l'altare maggiore, quello di S. Oronzo, a cui segue il grandioso altare di S. Irene. Questo altare ha una particolarità: sotto la tela della titolare, dipinta il 1639 da Giuseppe Verrio, vi sono nove busti di santi con le reliquie. Al vertice dell'altare, sopra il timpano della nicchia che contiene una statua di S. Irene, è la lupa col leccio, simbolo civico di Lecce. Segue il seicentesco altare della Sacra Famiglia (1672). Nella navata si susseguono, procedendo verso l'ingresso della chiesa, l'altare della Vergine del Buon Consiglio; quello di S. Stefano, ricco di notevoli quadri (Antonio Verrio, Lapidazione di S. Stefano). La sagrestia della Chiesa conserva buone tele tra cui quella splendida comunemente nota come la Madonna della Libera.
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