AGRICOLTURA E ARTIGIANATO LECCESE
Un lento, ma radicale cambiamento che è stato registrato
nell'ultimo decennio, ha contribuito a modificare l'assetto economico della provincia di Lecce, che è propensa
alle novità e sta diventando protagonista. Finalmente si riconosce
al salento una elevata intraprendenza imprenditoriale. Fino
a qualche tempo fa l'attività principale era l'agricoltura,
affiancata dalla pastorizia e dalla pesca.
Il settore agricolo ha risentito di un trasferimento dei
propri addetti verso altre attività più remunerative e meno
faticose, anche se ancora oggi tale attività rappresentata
il trenta per cento degli occupati e tra le principali colture
spicca la produzione dell'olivo, la vite affiancate da cereali,
ortaggi, frutta e tabacco. L'economia salentina è basata in
buona parte sulla coltura della vite che fornisce uva
da vino e da tavola, e sulla coltivazione del tabacco.
Dopo l'ultima guerra si è sviluppata notevolmente la coltura
di uve da tavola con l'adozione del nuovo sistema di coltivazione
detto a tendone, una specie di pergolato che consente una
produzione maggiore rispetto a quella ottenuta col vecchio
sistema a spalliera. Malvasia, asprinio, parasani, aleatico,
sono le varietà di vino più gustose e ricercate prodotte dalla
terra di Lecce. Dalla Terra d'Otranto si ottiene un quinto
della produzione nazionale di tabacco; il tabacco è una pianta
erbacea originaria dell'America centrale, ma che si adatta
ai climi temperati della zona.
La pastorizia è basata sull'allevamento di ovini,
bovini, caprini e mucche; un trattamento a parte merita la
pecora leccese che, oltre a fornire latte e carne, è utilizzata
per la produzione di un particolare tipo di lana detta "moscia
leccese". Tra i derivati del latte, un ruolo importante ha
la produzione di pecorino leccese, composto da latte pecorino
miscelato con quello di mucca, consumato sia allo stato fresco
che stagionato; la produzione di mozzarelle, a treccia e a
bocconcini, le scamorze, il caciocavallo, il cacioricotta
ed il provolone, dolce o piccante.
La costituzione geologica del sottosuolo salentino,
ricco di tufi e conglomerati d'origine terziaria, permette
un'alta attività di scavo ed estrazione di tali rocce. Lecce,
sulla scala nazionale, è al secondo posto, per la produzione
del tufo calcareo da taglio e lavorato. La famosa pietra leccese,
madre del rigoglioso Barocco di terra d'Otranto presenta molti
vantaggi sotto l'aspetto industriale: è docile alla lavorazione,
ha un colore paglierino e un tono caldo e gradevole. Le rocce
più dure sono utilizzate per la lavorazione di strade, per
le gradinate e per le macine dei frantoi, le meno compatte
conosciute con il nome di pietra
leccese o leccisu, si scavano nelle vicinanze di paesi
della provincia di Lecce, situati lungo l'Adriatico, e sono
così difficili alla lavorazione, pur resistendo all'azione
del tempo, da poter essere intagliate, quasi come legno, con
l'accetta, con la pialla, la sega e lo scalpello. Lavorata
così da fantasiosi artisti locali, la pietra leccese fornisce
la decorazioni più fantastiche, ricche e barocche per ogni
chiesa, ogni palazzo, ogni casa, anche la più modesta. La
facilità stessa dell'opera sembra inebriare lo scultore che
non smetterebbe mai di aggiungere fronzoli a ricci, a puttini,
a frutti, tralci e decorazioni d'ogni tipo, atti ad appagare
l'accesa fantasia meridionale. Anche l'argilla si trova
in banchi abbastanza estesi nella parte meridionale della
terra d'Otranto, l'industria della ceramica, fiorente nei
secoli passati, offre ancor oggi abbondante materiale per
l'esportazione.
La provincia di Lecce possiede un discreto numero d'impianti
industriali per la lavorazione delle olive. L'olio che se ne ricava è in buona parte trasportato in altre regioni
d'Italia, mentre le sanse (ciò che resta delle olive dopo
aver tolto il primo olio) vengono lavorate sul posto con solventi
chimici. Dalle sanse, con una seconda macinazione si può ottenere
altro olio, ma di qualità inferiore, il cosiddetto olio di
sansa, ed i residui di questa seconda macinazione servono
per alimentare gli animali o come combustibile.
Anche se l'agricoltura è l'attività principale in Puglia,
non mancano altre espressioni dell'attività umana; come l'artigianato che nel capoluogo è rappresentato dagli intagliatori, ceramisti,
intagliatori, cartapestai, bottai, e, sia che il materiale
venga lasciato grezzo sia che venga finito, racchiude comunque
la genialità dell'esecutore. "Figuli" si chiamavano coloro
che lavoravano la creta fornita dalle cave salentine, gli
oggetti che vengono modellati manualmente sono la "pignata",
cioè la pignatta, utilizzata per la cottura dei legumi, "l'ursulu",
cioè l'orcio, per deporvi il vino, le "ozze", cioè le girate,
utilizzate dai viticoltori per riporre il mosto, e i piatti
con diverse decorazioni. I "ninnoli" sono fatti di pura creta
e rappresentano statuette raffiguranti santi patroni, fischietti
a forma di animali domestici, caricature alle quali la popolazione
ha dato simpatici soprannomi. Accanto alla produzione d'uso
prettamente domestico, vi è la lavorazione ambita da collezionisti
e raffigurante piastrelle per il pavimento o per le pareti,
e acquasantiere. Uno degli aspetti più importanti dell'artigianato
salentino è rappresentato dai "pupi", detti pastori,
figure che popolano il presepe e che riproducono le principali
attività lavorative, la Natività, e animali, i quali possono
essere acquistati in occasione della Fiera del presepe e dei
pastori, che si svolge a Lecce dal 13 al 24 dicembre.
Anche se la Provincia di Lecce risulta priva di risorse
metallifere, è importante la lavorazione del "ferro battuto" di tutte le qualità e forme utilizzabili
come utensili domestici come i letti, i copricaloriferi, i
ferri da camino, accostandoli spesso ad altri materiali quali
il legno e la pietra. Un'altra lavorazione per la quale viene
adoperato il fuoco è rappresentata dal rame, il metallo
rosso e lucente che si dilata per essere trasformato nell'oggetto
voluto, producendo utensili e pannelli decorativi per gli
arredi interni.
Non è considerato un semplice falegname chi lavora il legno,
levigandolo ed intarsiandolo, inventando le forme e gli accostamenti
più svariati; il legno più utilizzato è quello dell'ulivo. Ma il prodotto più lavorato
nel salento è rappresentato dalla pietra, di origine calcarea,
dalla calda tonalità, di colore dorato simile a quello del
miele, facile da intagliarsi.
Da alcuni anni il settore dell'artigianato ha riportato il
suo interesse verso la tessitura al telaio tradizionale
attraverso la lavorazione di tappeti, coperte, asciugamani,
tovaglie sui quali vengono raffigurati disegni antichi, geometrici,
crocette e quadrati; ma ancora più importante sta diventando
la lavorazione della cartapesta
leccese di origine religiosa con Santi, Cristi, Madonne,
tali statue risultavano più leggere rispetto a quelle tradizionali
e più facilmente trasportabili durante le processioni.
Soprattutto negli ultimi anni il settore che sta lasciando
intravedere nuove potenzialità, anche dal punto di vista occupazionale,
è il turismo. Elementi determinanti che stanno portando
ad un tale risultato sono la ricchezza e la varietà delle
risorse naturali e dell'ambiente non sottoposte ad inquinamento
industriale; il patrimonio artistico unico nel suo genere;
l'attrattiva balneare ed il potenziamento delle attrezzature
alberghiere estese sia sulla costa adriatica che su quella
ionica. La zona offre numerosi alberghi dotati di ogni comfort
e di attrezzature per il tempo libero, campeggi e villaggi
residenziali dove è piacevole trascorrere le proprie vacanze.
Per chi ha voglia di avere un contatto più diretto con la
natura, per conoscere le attività artigianali, vivere le feste
paesane e degustare i prodotti tipici gastronomici, sul territorio
provinciale vi sono molte dimore e aziende agrituristiche.
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