STRESS DA LAVORO E MOBBING: UNA RECENTE RICERCA
Salute - Scritto da Lecce Web - 20-11-2002
Il tema della salute psicofisica sul posto di lavoro è sicuramente uno dei capitoli fondamentali nel panorama della società contemporanea. Ma molte volte i fenomeni legati allo stress da lavoro rimangono nell’ombra senza essere studiati come patologie. E’ quello che cerca di risolvere l’Ispel, l’Istituto italiano per la Sicurezza sul Lavoro, partendo da una recente ricerca sul controverso quanto dannoso fenomeno del mobbing. Un milione di persone in Italia sono sicuramente colpite dal fenomeno delle vessazioni sistematiche sul posto di lavoro. Ma i numeri sono molto più ampi di quanto appaia dalle cifre ufficiali, che parlano del 4% della popolazione attiva che salgono a cinque milioni se si considerano i cittadini coinvolti in modo indiretto, come spettatori o amici e familiari delle vittime. In Europa sono quaranta milioni gli abitanti che soffrono di stress da lavoro legato al mobbing.. Questi dati emergono dall’ultima inchiesta dell’Agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro, in occasione della settimana per la tutela dei lavoratori che si terrà dal 21 al 25 ottobre.
Nella Ue, oltre il 50% dell’assenteismo è da imputarsi allo stress da lavoro, con costi per la società non inferiori ai 20 miliardi di euro in termini di perdita di tempo e spese sanitarie. Il documento dell’Ispel mette in luce il ritratto tipico del “mobbizzato”: è maschio (52%), è vicino alla pensione (il 62% ha tra i 51 e i 60 anni) e lavora come impiegato nella pubblica amministrazione (80%). La regione più colpita? Il Lazio, con il 43% dei casi, dove risiedono la maggior parte degli uffici dello Stato. Rispetto ad altri paesi europei tuttavia, l’Italia, non presenta cifre esorbitanti. La Gran Bretagna è la nazione più colpita con il 16% dei lavoratori che denuncia vessazioni, a seguire Svezia, Francia e Islanda (9%).
Ma in Italia il fenomeno è ancora sommerso. Gli esperti fanno notare che raramente una persona sporge una denuncia per mobbing. Per paura e perché non è facile da individuare e, nonostante le associazioni che tutelano le vittime di questi abusi siano aumentate, l’avvento della new economy, con i suoi ritmi forsennati, senza regole che tutelino i lavoratori ha fatto aumentare i casi che sfuggono agli osservatori del fenomeno.
Le ricadute sulla salute sono pesanti. Si calcola infatti che le malattie cardiovascolari siano dovute, per il 18%, il 16% negli uomini e il 22% nelle donne, allo stress legato al lavoro. Due persone su dieci devono rivolgersi al cardiologo, quindi, mentre molte altre fanno ricorso ad ansiolitici e spesso si intraprendono terapie antidepressive con una notevole spesa.
Basterebbe una migliore organizzazione del lavoro e più solidarietà da parte dei colleghi. Chi è vittima del mobbing o di un eccessivo carico di lavoro rimane solo e difficilmente ce la farà a fuggire da quella condizione. Per Antonio Moccaldi, direttore dell’Ispel “sono troppe le vittime che soffrono in silenzio, e troppe sono le imprese che non si rendono conto dell’enorme ripercussione che lo stress può avere sul loro rendimento economico”.
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