NAVIGANTI SPIATI? DA OGGI FORSE SI
Tecnologia - Scritto da Lecce Web - 11-03-2004
Da oggi i provider internet saranno obbligati a registrare e conservare per cinque anni tutto il traffico internet che passa attraverso i propri computer centrali. Questo è quello che afferma la normativa varata dal Governo durante le vacanze di Natale e presentata a Palazzo Chigi dal ministro della Giustizia Castelli e quello dell’Innovazione Stanca.
Pochi i concetti espressi dal decreto ma subito recepiti dai naviganti e soprattutto dai gestori come un macigno che si abbatte sulla rete. Un quadro orwelliano che si concretizza in poche direttive e molte polemiche. I provider internet e gli operatori di telefonia sono obbligati a conservare fino a cinque anni tutti i dati del traffico internet e telefonico. In particolare dovranno essere registrati i contatti, chi manda o spedisce un messaggio, a chi viene fatta una telefonata, da chi, e quando. In questo modo l'autorità giudiziaria avrà a disposizione un archivio da cui attingere in caso di indagini riguardanti internet. Naturalmente lo scopo di tutto questo riguarda il problema fondamentale di questo inizio secolo: sicurezza e anti-terrorismo. Ma le indagini giudiziari non potranno accedere ai contenuti delle nostre telefonate, e-mail, contatti, chat, messaggi e movimenti. Il ministro Stanca ha sottolineato che "è importante registrare che mi sono collegato, che mi sono collegato a quella persona, per questo periodo di tempo, in quella data, a quell'ora, eccetera" ma non sarà registrato il contenuto della comunicazione.
Non pochi sono tuttavia i problemi sollevati dal provvedimento. I più importanti sono sicuramente due: le strutture necessarie ai provider per immagazzinare i dati per cinque anni, e la questione della privacy.
Il primo problema, lo hanno già affrontato due associazioni del settore la AIIP e l’Assoprovider. Nel documento congiunto diffuso dai due presidenti di categoria si punta soprattutto sugli oneri che le strutture che gestiscono il traffico internet dovrebbero affrontare. Se pensiamo che oggi gli operatori conservano i dati solo per qualche giorno possiamo capire cosa vorrebbe dire organizzare un archivio che copra l’arco temporale di cinque anni.
Il Garante della privacy, Stefano Rodotà, da parte sua ha subito emesso una nota in cui afferma che il provvedimento entrerà in conflitto costituzionale con il diritto alla segretezza e la libertà delle comunicazioni e con il nuovo Codice della privacy introdotto proprio pochi giorni fa. Rodotà auspica che il Parlamento possa ripensare i termini del provvedimento prima che venga tradotto in legge.
E infatti non poche sono le preoccupazioni sulla libertà di navigazione. Accumulare dati è infatti discutibile, secondo i providere, “sia sotto il profilo della quantità di dati da memorizzare, sia e soprattutto perché comporterebbe la creazione di archivi dai quali si potrebbe risalire alla cerchia di relazioni di ciascun utente creando, nei fatti un dossier a carico di ciascun cittadino". E ancora Alcei, associazione per le libertà digitali, sottolinea come “le attuali tecniche di indagine di cui dispone la magistratura, insieme alla cooperazione offerta dagli internet provider e dagli operatori telefonici già consentono, di svolgere investigazioni di polizia senza bisogno di emanare norme pericolose che, a parte la discutibilità tecnica, danno licenza di spiare tutto e tutti".
Ma Stanca cerca di sedare gli animi e sottolinea come “solo in caso di abbiamo consentito alla magistratura l'accesso ai dati della comunicazione telefonica e internet. È un esempio, perché tutti i paesi si stanno muovendo in questa direzione".
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