"I LOVE YOU" NON E' REATO
Tecnologia - Scritto da Lecce Web - 16-02-2002
Il danno causato agli hard disk di milioni di utenti è stato approssimativamente calcolato intorno ai dieci miliardi di dollari, ma l'attacco informatico perpetrato attraverso il virus "I love you", insinuatosi attraverso un invitante messaggio, nelle e-mail di ministeri, società e privati, mandando in tilt i computer di mezzo mondo, resterà impunito.
A deciderlo il dipartimento di giustizia delle Filippine, che ha ritenuto le prove raccolte contro il simpatico studente Onel De Guzman insufficienti a sostenere l'accusa.
Oltre ad essere impossibile dimostrare le cattive intenzioni dello studente di Manila, infatti, il reato contestato al giovane haker, non è classificato da nessuno dei codici in vigore nelle Filippine. Quindi niente legge, niente reato , niente pena.
Una sentenza in netta controtendenza rispetto al clima di rigore instaurato all'indomani dell'11 settembre; con l'entrata in vigore del Patriot Act, che equipara gli attacchi al sistema d'informazione agli atti di terrorismo.
Ma a salvare l'imberbe studente filippino, da un'esemplare condanna all'ergastolo, è stata soprattutto una questione di tempo, visto che la nuova legge statunitense sulla sicurezza allarga la giurisdizione della polizia informatica americana all'intero globo.
Gli agenti della polizia informatica statunitense hanno, infatti, facoltà di indagare, catturare e trascinare di fonte ad un tribunale americano i sospetti pirati della rete di qualsiasi paese.
Piuttosto sconsolata la reazione di Efren Mesenes, il capo dell'ufficio investigazioni, che due anni or sono, dopo un'estenuante ricerca, aveva individuato e catturato Guzman. Guzman è un uomo libero da qualsiasi accusa, ha detto Mesenes, e anche, presumibilmente, di colpire ancora.
Più realisticamente, però, lo studente avrà imparato la lezione ma noi saremmo mai capaci di resistere ad un messaggio invitante come " I Love You "?
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