LEGENDE
Attualità - Scritto da Lecce Web - 15-04-2003
Siamo completamente assuefatti dalla tecnologia. La radio ci tiene compagnia mentre siamo alla guida, la tv ci informa dei fatti quotidiani e internet spalanca la nostra finestra sul mondo, eppure, come nei secoli dei secoli e come cantava Fabrizio De Andrè “una notizia un pò originale non ha bisogno di alcun giornale” e così, il così detto tam-tam, ovvero quell’umanissimo passa parola che arriva alle orecchie prima dell’informazione, in quel limbo temporale che può essere la pausa caffè o la fila al supermercato, continua ad esercitare un fascino irresistibile.
Prova ne sono le innumerevoli leggende metropolitane, ma non solo, entrate oramai di diritto tra i cult della goliardìa.
Questi raccontini, di vario genere, imbastiti da qualcuno e poi volati veloci per miglia e miglia, fondano il più delle volte sulle quelli che sono i pregiudizi, i timori, ma anche i desideri della società, e quindi così come gli spot, la loro natura non è da sottovalutare.
I cultori del genere d’altronde non mancano, basti pensare ai numerosi siti web dedicati a queste perle di fantasia. La storia delle magliette con una cintura disegnata sopra, che i napoletani avrebbero inventato per ingannare il vigile, è la prima leggenda metropolitana nata in laboratorio: un esperimento del primo voice-maker della storia della comunicazione che non solo ha permesso di studiare i meccanismi di diffusione e la velocità di propagazione ma anche di convalidare l'ipotesi di leggende realizzate da abili comunicatori al sevizio di aziende a scopi vantaggiosi o per arrecare danno ai concorrenti. E' stato inoltre molto utile nella comprensione delle dinamiche della smentita. Benché la notizia che si trattasse di una storia falsa abbia occupato grandi spazi su tutti i media del mondo, è ancora oggi, una delle leggende più raccontate.
Questa stessa leggenda, a distanza di 10 anni, ha permesso una nuova e importante conquista: la dimostrazione che è possibile utilizzarla in una efficace comunicazione sociale.
Sempre nel capitolo razzismo, tra le più gettonate (confesso di averci creduto anch’io) c’è quella degli che controllano i quartieri in cerca di case da svaligiare: chi racconta questa storia ci domanda se per caso abbiamo notato dei segni strani, tracciati col gesso, sul portone di casa. Si tratta di messaggi in codice: due pallini, casa facile; due linee in croce, donna sola e anziana; tre linee ondulate, girare al largo. E che dire della famosa e allarmistica storia dei narcotrafficanti senza scrupoli che adescherebbero i bambini delle elementari imbevendo di LSD, il noto allucinogeno, il retro delle figurine per fare dei bambini dei tossicodipendenti. Si passa al furto della sim card, per e-mail o via messaggio un amico vi avverte premurosamente di non digitare mai 09#invio (oppure 90#invio), anche se ci viene richiesto gentilmente da un falso operatore telefonico se si vuole evitare che la propria SIM card venga svuotata del credito residuo, e infine, anche se naturalmente non finisce qui: quella della famosissima sciatrice seminuda, naturalmente avvenente, che provocherebbe scompiglio in pista.
Storie che fanno sorridere, ma a cui nessuno è del tutto indifferente. In altre parole “dicerie da villaggio globale” o qualcosa del genere...
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