APRILE 2002, IN OLANDA L'EUTANASIA E' LEGALE
Attualità - Scritto da Lecce Web - 06-05-2002
Non è un pesce d'aprile. Dal 1 aprile in Olanda l'eutanasia è legale.
L'autorizzazione a praticare la "dolce morte" per coloro che soffrono di mali incurabili e che abbiano deciso di porre fine ai propri tormenti ha come primo banco di prova una nazione da sempre considerata all'avanguardia nei termini di cultura e civiltà, ma naturalmente, ci sono delle regole.
Dopo la depenalizzazione della pratica, votata nell'aprile scorso all'Aja, con il 2002 negli ospedali olandesi sarà quindi possibile somministrare dosi letali per i malati terminali che ne abbiano fatto specifica richiesta.
La normativa messa a punto dai legislatori olandesi prevede che, per poter chiedere e ottenere la morte indotta, il paziente sia afflitto da un dolore fisico insopportabile, abbia scritto una dichiarazione in cui esprime la volontà di ricorrere all'eutanasia sia al corrente di che cosa gli accadrà, abbia ricevuto più di un parere medico. Una commissione composta da un giurista, un medico e un esperto di problemi etici, dovrà inoltre esaminare ogni richiesta e vigilare che il procedimento si svolga senza irregolarità. E per i minori di 16 anni, è necessario il consenso dei genitori.
In Realtà, nel paese dei mulini a vento l'eutanasia era praticata di fatto e tollerata da anni, ma il suo riconoscimento legale farà ancora molto parlare, oltre a costituire un precedente esplosivo in materia di giurisprudenza.
In Italia, opinione pubblica e parlamento sono da sempre spaccati sulla questione, influenzati, inutile dirlo, dalla vicinanza con la Santa Sede, che sull'eutanasia nutre più di qualche dubbio, considerandola da sempre una sorta di abominio, contrario alla morale cristiana e al principio stesso della vita, oltre che lesivo della dignità stessa dell'essere umano.
Un'altra questione interessante è quella che riguarda l'etica medica, che di fronte ad un nodo di tale portata non sa ancora districarsi.
Il suicidio assistito sembrerebbe, infatti, una contraddizione in termini, soprattutto se a praticarlo sono proprio coloro che dovrebbero mettere al primo posto la sopravvivenza del paziente. E allora il benessere della persona dove lo mettiamo ? direbbe qualcuno.
Fatto sta che i morti per eutanasia, "liberati" dalle sofferenze inaudite cui la malattia li aveva condannati sono molti di più di quanto dichiarato, segno che oltre alla volontà del malato terminale, anche chi è giornalmente vicino alla sofferenza, possa infine decidere per un atto estremo che ha in se il potere, quasi blasfemo, di negare l'esistenza.
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