SPAM FUORI LEGGE
Giustizia - Scritto da Lecceweb - 07-06-2002
Vi sarà sicuramente accaduto di ricevere nella vostra posta alcune
e-mail commerciali che illustrano fantastiche ed irripetibili offerte da cogliere al volo, si tratta di semplice spam, per arginare il quale molti server di posta hanno deciso di ricorrere ad appositi filtri, attivabili dall'utente che non voglia essere seccato dalle cosiddette UCE- unsolicited commercial e-mail.
Personalmente, sapendo di aver comunicato il mio indirizzo e-mail a numerosi siti, per accedere ad informazioni e servizi vari, non mi stupisco di ricevere offerte pubblicitarie di tutti i tipi e, prima di leggere la posta, perdo qualche breve istante per eliminarle e per bloccare i mittenti più insistenti.
E' però importante sapere che in molti casi, il nostro indirizzo è stato letteralmente acquistato dal web ed usato indiscriminatamente per fare pubblicità. In molti casi, infatti, i dati personali sono stati prelevati da siti internet, mailing list, forum e newsgroup, da società senza scrupoli, che senza chiedere il permesso agli ignari naviganti, li hanno poi messi sul mercato.
A margine di alcune di queste e-mail appare un'irritante indicazione: "Se non volete riceve più informazioni rispondete scrivendo nell'oggetto dell' Email RIMUOVI": il che è assurdo, poiché, non solo l'utente non ha richiesto di essere presente nel loro database, ma dovrebbe anche prendersi il fastidio di scrivere che lo lascino in santa pace.
Come se dovessi richiedere formalmente che al bar, il mio vicino non inzuppi il cornetto nel mio cappuccino.
Eppure la legge sulla privacy su questo punto parla chiaro: la famosa legge 675/1996 stabilisce, infatti, che nessuno può usare il nostro indirizzo e-mail senza il nostro preventivo consenso. Non è l'utente che deve richiedere la cancellazione da eventuali liste, ma è la società che deve richiedere il consenso dell'utente prima di iscriverlo a qualsiasi lista di indirizzi, specie se ha intenzione di inviare pubblicità, tesi ribadita dal Garante per la protezione dei dati personali, prof. Rodotà: In mancanza di esplicito e preventivo consenso, è illegittimo utilizzare e-mail in quanto lo stesso non è soggetto ad alcun regime giuridico di piena conoscibilità da parte di chiunque (ovvero non fa parte dei cosiddetti elenchi pubblici).
Il Garante determina nella misura forfettaria di 250 euro la somma che la società colpevole di aver abusato dei dati personali deve versare.
Calcolando che le mail inviate sono centinaia, è facile comprendere che la somma potenziale, se tutti facessero ricorso, è molto alta. |