FLIRTARE DAL TELEFONO D'UFFICIO È REATO
Giustizia - Scritto da Lecceweb - 01-03-2002
I colleghi si allontanano dall'ufficio e ne approfittate per una breve telefonata alla persona amata, quanto basta per sussurrare una parolina dolce, chi di voi non lo ha mai fatto? Se però queste telefonate si allungano fino a diventare chiamate fiume e per di più sono effettuate dall'apparecchio dell'ufficio, allora state attenti: state infrangendo la legge. Ebbene si, le telefonate personali dal posto di lavoro, possono diventare reato (addirittura peculato) se l'innamorato usa, per le sue chiamate lunghe, personali e sentimentali, il telefono messo a disposizione per motivi di servizio. Le telefonate sentimentali, infatti, non rientrano nelle conversazioni urgenti che, per quanto personali, possono anche essere giustificate.
A pagare le spese della sentenza di cassazione, un consigliere comunale accusato di avere, per così dire, abusato dell'utenza telefonica istallata negli uffici del comune d'appartenenza, fra il maggio ed il giugno 1995.
La suprema corte ha, infatti, confermato la condanna a due mesi e dieci giorni di reclusione e interdizione temporanea dai pubblici uffici per il consigliere sentimentale.
La pena inflitta, spiegano i magistrati di legittimità, non può essere mitigata dal fatto che l'imputato abbia poi pagato la bolletta. Il reato in sé, infatti, non è rappresentato dall'uso dell'apparecchio fisico, ma piuttosto dall'appropriazione di energie che appartengono alla pubblica amministrazione.
Il rimborso del costo degli scatti, dunque, può valere come risarcimento del danno arrecato, ma non può servire a restituire le energie dirottate verso altra destinazione. |