IN DIALETTO SI PUO' DIRE
Giustizia - Scritto da Lecceweb - 15-01-2002
Quella che era cominciata come una comune querelle tra presunto diffamatore e parte offesa si è, infine, trasformata in una disquisizione sociologica, certamente destinata ad influenzare la giurisprudenza in materia d'insulti.
Una recente sentenza della Cassazione ha, infatti, assolto un epiteto in gergo dialettale, non proprio lusinghiero, ritenendolo funzionale a "riprodurre fedelmente un determinato contesto sociologico".
L'espressione sotto accusa è apparsa in un libro del maestro elementare Marcello D'Orta, che raccoglieva le testimonianze dei suoi allievi, ed ha chiamato in causa la nota dottoressa Tirone, al secolo Alma Manuela, proprio colei che negli anni ottanta imperversava sulle emittenti private con le sue miracolose diete dimagranti.
Ad "offendere" la donna, il colorito appellativo "scurnacchiata", termine dialettale campano che, tradotto in italiano, significherebbe svergognata. Tale espressione, indicata dai legali del medico, come fortemente diffamatoria, è stata però reinterpretata dai giudici, che l'hanno, invece, ritenuta adeguata a rappresentare una realtà sociale meritevole d'attenzione.
Ricontestualizzata nel testo in esame, tale espressione evidenziava, infatti, la disparità tra i paesi dove si soffre la fame e quelli in cui si gode il benessere al punto tale da essere ossessionati dalle diete.
Insulto e dileggio, purché in dialetto, possono quindi trascendere l'offesa e utilizzare il patrimonio culturale di una certa realtà sociale per smuovere gli interessi della collettività. |