DVD: VINCE LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE
Giustizia - Scritto da Lecceweb - 05-12-2001
Una sentenza di enorme importanza per le libertà digitali, da tempo sotto il tiro delle major per la violazione del copyright: così la rete festeggia, in questi giorni, la decisione di una corte d'appello californiana che ha ritenuto lecita la pubblicazione del testo che compone il software del "DeCSS", in quanto garantita dalla stessa costituzione americana come frutto della libera espressione.
Si tratta di una sentenza in appello che chiude uno dei tanti casi aperti sul DeCSS, senz'altro destinata ad influenzare sul piano giurisprudenziale tutta la serie di vertenze, aperte dall'industria contro i molti sostenitori del DeCSS e contro tutti quei siti come 2600.com, che, oltre a pubblicarne codice e testo, forniscono i link ad altri web contenenti il DeCSS, rendendo così disponibile a chiunque il metodo alternativo per decifrare i DVD cifrati con il CSS.
Paradossalmente, proprio nel cuore della Silicon Valley, la corte d'appello ha, infatti, dato torto alla DVD CCA (DVD Copy Controll Association), che chiedeva la condanna di Andrew Bunner e di altri webmaster colpevoli di aver pubblicato integralmente il codice che compone il DeCSS.
Come noto, questo codice, arcidiffuso nella rete, in numerose versioni, permette di bypassare la protezione dei DVD, aprendo, di fatto, le porte alla copiatura abusiva del loro contenuto.
La CCA aveva ottenuto dal tribunale il blocco delle attività di Bunner e degli altri, sostenendo che la diffusione delle righe di codice del DeCSS costituisse un'attivita' illecita in quanto rivolta alla violazione del CSS.
Bunner ha basato la sua intera difesa sul Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che protegge la libertà d'espressione. L'uomo ha, infatti, sostenuto che il "testo" del DeCSS, sviluppato per la prima volta dal 17enne norvegese John Johansen, debba essere considerato un'opera di libera espressione al di là dell'uso che qualcuno possa farne, una volta attivato.
Ridicola, secondo la CAA, la posizione di Bunner; il quale vorrebbe far passare la pubblicazione del codice per un'innocua libera espressione mentre, al contrario, nonostante essa abbia un'evidente finalità pratica illegale.
"In un'era di rivendicazioni legali molto dubbie da parte dei titolari di diritti intellettuali e che minacciano la libera espressione e l'innovazione, - ha commentato Robin Gross, il legale della Elettronic Frontier Foundation che ha seguito il caso - questa sentenza pone le basi per tutelare la libertà on-line, ribilanciando le legittime restrizioni con le garanzie del Primo Emendamento". |