ALLA SCOPERTA DI STEFANO ACCORSI
Spettacolo - Scritto da Lecceweb - 08-11-2002
C’è chi lo indica come il nuovo fenomeno del cinema italiano, chi lo vede come l’erede naturale di Marcello Mastroianni, chi ne apprezza la versatilità, chi dice che è bello e intelligente. Dopo essere stato premiato con la Coppa Volpi a Venezia come migliore attore protagonista per la pellicola ‘Un viaggio chiamato amore’ di Michele Placido, Stefano Accorsi sta girando l’Italia delle librerie. Non parla di cinema, ma legge poesie. Le poesie di quel Dino Campana innamorato e narrato nel film di Placido: un amore intenso, travagliato e bruciante che lo unì per breve tempo alla scrittrice Sibilla Aleramo interpretata da Laura Morante.
Ma chi è Stefano Accorsi? Nasce a Bologna il 2 marzo 1971. Terminato il Liceo Scientifico "Sabin" nel 1990, nel '91 risponde ad un annuncio pubblicato sul "Resto del Carlino" dal regista Pupi Avati in cerca di attori per un suo film e, dopo pochi incontri, viene scelto per "Fratelli e sorelle", girato negli Stati Uniti, con il quale vincerà l'Oscar dei giovani come miglior attore esordiente. Si diploma alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone nel '93. Entra in seguito nella Compagnia del Teatro Stabile dell'Arena del Sole di Bologna, e recita in numerosi spettacoli classici. La popolarità giunge con la partecipazione allo spot pubblicitario del gelato Maxibon Motta, diretto da Daniele Luchetti nel '94. Il suo "No comprendo" conquista immediatamente i suoi coetanei.
La pubblicità gli fa bene e l'anno successivo dopo due partecipazioni in 'La mia generazione' di Wilma Labate e 'Vesna va veloce ' di Carlo Mazzacurati è Alex, giovane studente del liceo classico, alle prese con amori, conflitti adolescenziali e prime delusioni, in 'Jack frusciante è uscito dal gruppo' film tratto dall'omonimo libro di Enrico Brizzi manifesto della sua generazione. L'anno dopo va la Festival di Venezia con 'Piccoli Maestri' di Daniele Luchetti, altra commedia di formazione in cui il suo personaggio, Gigi, racconta in flashback l'esperienza della guerra partigiana di alcuni studenti padovani.
Dopo una buona prova in 'Ormai è fatta' di Enzo Monteleone, buon film di scarso successo, la notorietà arriva con il pluripremiato 'Radiofreccia' con il quale si aggiudica un David di Donatello, il Premio Amidei e il Ciak d'Oro come migliore attore protagonista. Nel 2001 nelle sale Accorsi è presente con tre film di successo: 'La stanza del figlio' di Nanni Moretti, 'Le fate ignoranti' di Ozpetek con il quale vince il Nastro d'Argento (premio dei giornalisti cinematografici al cinema italiano) come migliore attore protagonista, il Globo d’Oro dalla Stampa Estera in Italia e il Ciak d’Oro come migliore interprete, e 'L'ultimo bacio' di Gabriele Muccino. In quest’ultimo ancora una volta Accorsi centra un personaggio simbolo della sua generazione: quel Giulio che al momento del matrimonio e della paternità si rifugia tra le braccia di una bellissima diciottenne adorante, colto dal desiderio di una perenne adolescenza.
Per preparare l’ultimo film Accorsi ha letto sia le poesie, sia le lettere di Dino Campana e ne è rimasto affascinato. Ascoltare le sue riflessioni su Campana e la Aleramo in un’intervista è un po’ comprendere il suo rapporto con l’amore. Ecco cosa dice: “C’è una grande carnalità che passa attraverso queste lettere ed è questo che mi ha completamente affascinato nella lettura: cioè senti esattamente questa attrazione reciproca che loro avevano, questo amore palpitante. Lui scrive delle lettere a Sibilla, all’inizio, in francese perché Lei gli dice che traduce in francese ma anche perché, secondo me, Lui aveva pudore davanti a Lei e, proprio in quella lettera, Le chiede se voleva passare una notte con Lui sotto una tenda; quindi le fa una proposta, proprio, di carne, non di altro, ma con questo filtro, un po’ strano, un po’ ironico, un pò giocoso, no!?! |