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LA GUERRA DEGLI INSULTI
Attualità - Scritto da Lecce Web - 31-03-2003
La guerra si combatte anche con gli insulti. Insulti che arrivano non dalla strada ma dalle istituzioni e dalla televisione. Infatti, mentre infuria la battaglia fra soldati iracheni e forze anglo-americane, il governo di Baghdad, passa in rassegna tutto il lessico degli insulti in arabo alla caccia di nuovi termini infamanti da affibbiare ai "malvagi invasori". E mentre l'intero regime iracheno si sta inabissando nei cunicoli di Baghdad, i suoi funzionari, a partire dallo stessso presidente Saddam Hussein per finire con il ministro dell'Informazione Mohammed Saeed al-Sahaf continuano a colpire i nemici statunitensi e britannici con una feroce retorica di frasi minatorie in un tourbillon di insulti. I leader degli Stati Uniti e del Regno Unito sono stati bollati come "una banda internazionale di criminali bastardi", "bastardi succhia-sangue", "imperialisti ignoranti, perdenti e pazzi". Anche gli eserciti in campo non sono stati risparmiati. Nei briefing di Sahaf, i soldati vengono spesso definiti "un branco di pecore condannato a morire in Iraq" oppure "un serpente che striscia nel deserto". Lanciare insulti contro il nemico è molto comune nel mondo arabo ma la pratica è tipica di Saddam, che ama dare di se l'immagine di un valente crociato arabo che combatte contro l'impero del male. E lo sciovinismo di Saddam ha subito preso piede nel lessico americano che spesso si comporta come una spugna. Quando Saddam definì la guerra del Golfo del 1991 la "madre di tutte le battaglie" l'esercito Usa adottò l'espressione per descrivere il proprio massiccio armamento aereo come "la madre di tutte le bombe". |
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