LA PACE DEGLI OSCAR
Spettacolo - Scritto da Lecce Web - 24-03-2003
Lacrime, fiori e spille sulla pace sono stati protagonisti della 75esima edizione degli Oscar appena conclusa. Tralasciando i soliti commenti retorici stile impero, vediamo gli interventi più significativi dello show che nonostante tutto è andato avanti. Sopra tutti il regista Michael Moore, che ha diretto il documentario premiato "Bowling for Columbine". Incurante della massiccia campagna di stampa che descrive i pacifisti come anti-patriottici, ha fatto una denuncia della guerra in Iraq dal podio dei premiati davanti ad un pubblico stimato di un miliardo di persone: "noi viviamo in un tempo in cui c'è un uomo che ci manda alla guerra per ragioni fittizie. Vergogna, Mr. Bush!", ha gridato Moore. La sua esternazione ha un po' scombussolato la riservatezza che ha caratterizzato questa cerimonia degli Oscar, con star come Colin Farrell, Salma Hayek e Julianne Moore che hanno indossato ambigue e discrete spille con il simbolo della pace o avevano conturbanti colombe sui loro abiti e smoking. Altri invece, come Barbra Streisand, la super pacifista Susan Sarandon e Richard Gere, non hanno detto una parola di più attenendosi scrupolosamente alla scaletta. Ma Adrien Brody, vincitore a sorpresa della statuetta come miglior attore per il film sul dramma dell'Olocausto "Il Pianista", ha spiegato invece di essere molto triste. "La mia esperienza nel fare questo film mi ha reso consapevole della tristezza e della deumanizzazione delle persone durante la guerra e delle sue ripercussioni. Se credete a Dio o ad Allah, facciate in modo che vi guardi e pregate per una risoluzione rapida e pacifica". Applauso. |