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ORFANI DI MANI PULITE
Giustizia - Scritto da Lecce Web - 17-01-2003
Non è certo la storia del povero orfanello che uscito dall'istituto scopre di avere un conto miliardario in banca donatogli da qualche benefattore, quella che anima da qualche tempo gli uffici di una banca milanese. 650 mila euro sono depositati da anni ma apparentemente non hanno un titolare. Una persona ha reclamato i soldi ed è finita sotto inchiesta, per truffa. E molti sospetti si agitano intorno ad una grossa impresa di costruzione che rifiuta i 650 mila euro nonostante sembri esserne la proprietaria. Altro che benefattori, il sospetto è che quei soldi non li voglia nessuno perchè sono sporchi. Del resto solo dieci anni fa Milano fu la capitale degli scandali di Tangentopoli. L'azienda in questione infatti finì pesantemente coinvolta nelle indagini di Mani Pulite. Tutto inizia verso la fine degli anni '80. Un uomo, strettamente legato ad una grossa impresa di costruzioni, con appalti pubblici in mezza Italia, entra in un'agenzia del Credito Valtellinese e apre un libretto al portatore. Deposito: 900 milioni di lire. Su quel libretto non verranno più effettuate operazioni. Ma la cifra lievita, grazie agli interessi. Così si trova davanti una somma ben maggiore l'uomo che nel 1999 va a reclamare i soldi. Non è la stessa persona che ha aperto il conto. Ma l'uomo insiste. Denuncia la scomparsa dei documenti che ne attestano la legittima proprietà. L'uomo finisce indagato per truffa e frode processuale, avendo cercato anche di imbrogliare i giudici. Il titolare ufficiale e la ditta che gli era vicina restano nell'ombra, indifferenti. Non si ricordano nulla di quei soldi, sostengono. Ma il conto continua a crescere senza padre e madre. |
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