UN'IMPRONTA PER IL PARLAMENTO
Tecnologia - Scritto da Lecce Web - 29-10-2002
Dopo gli immigrati anche i deputati che di quella legge furono fautori potrebbero dover depositare la propria impronta prima di avere l'onore di sedersi sui banchi del parlamento. E potrebbe costare meno di 500 euro per seggio dotare i 315 senatori di un identificatore digitale, in modo da garantire che il voto sia stato realmente espresso dal titolare del seggio e non abusivamente da un altro parlamentare. E' quanto afferma il professor Franco Denoth, direttore dell'Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, a proposito delle polemiche nei giorni scorsi sulla vicenda del voto sulla cosidetta legge Cirami. Il gruppo della Margherita aveva denunciato infatti alcune irregolarità, diffondendo in un video le immagini a dir poco imabarazzanti di numerosi senatori della maggioranza, che al momento del voto hanno schiacciato anche i pulsanti di loro vicini che non erano al proprio posto, cosa vietata dai regolamenti. Questi furbetti sono poi stati definiti più dignitosamente "pianisti". "Non si tratta di accertare solo la volontà di voto ma anche che ad agire sia il soggetto abilitato ad agire. Il problema è quello dell'identificazione. Ci sono dispositivi basati sul riconoscimento dell'impronta digitale che assicurano un livello adeguato, pur nel rispetto della privacy", dice a Reuters il professor Denoth. "Esistono dispositivi che senza che venga acquisita l'intera immagine, la trasformano in un codice che non è bidirezionale. Cioè, l'impronta fornisce il codice ma il codice non consente di risalire all'impronta intera, come avere una chiave nel polpastrello". Privacy assicurata e legalità ristabilita. |